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lunedì 8 aprile 2013

Osservazione diretta di 11 esemplari. documento A (cuore di scimmia)

numero 1.
Ernesto, fil di ferro, età: non risponde mai, alza il mento e sorride. mestiere: non risponde mai, alza il mento e ride. 
numero 2.
Clarizia, legno di pero, età: 35 dice, e guarda giù. mestiere: si guarda addosso e dice: corpo mio, soldi tuoi, e ride. poi aggiunge, facendosi strada fra gli anelli e i capelli che nel gesto elegante s'impigliano fra le dita: figli anche, Piero e Mina. 
numero 3.
Umberto e Ursula, gemelli dalla nascita, età: 20x2, mestiere: ridono. Differiscono per sesso e parrucca e per essere ognuno un altro, tutto il resto è speculare. il cielo s'è annuvolato: lui guarda giù, lei guarda su. un attimo dopo è pioggia.
numero 4.
Teresa e Demi, età: secondo te?, mestiere: ereditiere, dicono. poi, si avvicina che sento il respiro posarsi sulla giacca con le spalline, sulla guancia, poi sento una goccia di saliva, poi sento la voce che sussurra, posso essere ciò che volio. Non solo non ama pronunciare la lettera G, dicono, ma si tratta anche di una sola persona, capisco.
numero 5.
Giove and friends, età: 15x3, mestiere: impiegati del tempo libero. ridono e si muovono goffi. un po' gli ormoni, un po' sono ancora abitati dal seme dell'infanzia. Giove mi lecca sull'occhio. era un obbligo, alza le spalle e me le gira per ridarle al resto dei Giove and friends.
numero 6.
Dav, età 29.54, precisa e poi fa danzare l'indice e il medio, seguo il vento, dice. mestiere: matematico, precisa. poi muove il bacino. no, è che mi piace anche muovermi, la musica, rosso, mi dice, vieni, balla.
numero 7.
Alice, età 17, mestiere: si fa crescere i capelli e la frangia a coprire bene gli occhi. sono bella?, poi sporge il seno, muove il capo. occhi di vetro.
numero 8.
Annamaria, età: 42, ma non è importante, mestiere: vocazione per l'altrui essere, il cane. ma non l'ho scelto io, dice, così hanno voluto. l'avversativa l'aiuta a giustificare ogni non sbaglio offeso, ma. per questo, più passerà il tempo, più passerà la sua voce. ma.
numero 9.
Flora, età: già 70, mestiere: di casa la donna. denti sporgenti, ride sempre, e ha una voce squillante, ma lei lo sa, per ciò ride di più. Sempre affacciata al balcone, ad affaccendare per sé la casa. ho un marito, marinaio, sorriso perfetto, dentiera nuova. casa sfitta, casa vuota, casa nuovabitata. altrove, parkinson, figli, tivù, passa la voce di clooney: what else?
numero 9.
Maria, età: 78, volendo ancora 18. mestiere: sofferente capricciosa. curriculum dolorante invidiabile, nemmeno per scherzo. bella, bella e austera, custode di tutte le ignoranze. Ave o Maria, tutti i giorni. mi pento mi dolgo, con tutto il cuore. armadio pieno di pellicce, carne congelata in cucina. provviste, abiti e ricchezze intoccabili. bella, bella e lo sa. io che tutto avrei potuto, ma non ho voluto, dice. l'uomo di casa, il figliol prodigo. mai andata in pensione. 
numero 10.
Angelina, età: 14, mestiere: dignitosa da sempre. troppi parti, troppo poco amore. ti amo, grazie. pronto? grazie. posso darti tanti baci, angelina? grazie. posso tirarle il sangue signora angelina? grazie. e sorride, sorride forte, sorride contagioso. poi un giorno mi hanno trovato che ridevo così tanto, che la lingua di lato restò. angelina sorride sempre, e pensa molto. quando avevo 82 anni, dice, vivevo una vita piena di gente, e di educazione civile. angelina dice, grazie, rispondo.
numero 11.
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ognuno di loro ha un cuore di scimmia. tutti, cioè, hanno avuto un trapianto di cuore di scimmia.

ma ogni scimmia educata impara a sbucciar le banane, a sorridere agli umani di là, dalla gabbia.
Le scimmie, per esempio sanno ridere.

lunedì 25 marzo 2013

Dialogo impersonale

Ma dimmi, perché hai un'aria così stanca?
Perché ho riflettuto.
Su cosa?
Qualcosa circa me.
E chi sei?
Un feto, un uomo, un pugno di terra, una canzone, un credo perduto.
Abiti da queste parti?
Ho una casa.
Hai qualcuno che ti sfiori durante il cammino?
Ho piedi stanchi e foglie raccolte.
Non dovrebbe essere il cervello stanco per quel riflettere che associava e che ti fece stanco?
Credo di aver riflettuto camminando: ho allontanato i chilometri, ho trovato qualche sasso, lanciato nel fiume qualche pensiero, barattato un'estate per un autunno.
Come ti chiami?
Come mi chiameresti tu?
Non lo so, sei solo un volto, una sagoma, un pizzico.
E dunque, mi stai forse dicendo, non mi appelleresti, non mi nomineresti, poi?
No.
L'altro uno sospirò un silenzio d'attesa
No, se la condizione del chiamare, appellare, nominare potrebbe non considerarsi, no, non lo farei. D'altronde, che senso avrebbe nominarti, avrebbe un senso, quel saperti nominare, se oggi comunque ti presenti ai miei occhi come stanco, come autunno, come foglia?
Non lo so. Non credi, forse, che esista un'onomastica, che la vita di un uomo possa essere legata al significato del proprio nome? Potrebbe avere un suo fascino?
Sì, certo, un fascino ce l'ha, così perfetto, così mendace. L'illusione di chi vuol nominarti o di chi lo ha fatto, per esempio, potrebbe fascinare, come gesto ingenuo di speranza; ma l'evidenza a cui non puoi mancare - teatrale - ricalcherebbe l'idea che un uomo di sé si cuce e si indossa: forte o debole anche del proprio nome, come a indossare un abito e vestirne le parti.
E dimmi, come si fa ad essere contenitore senza influenzare il contenuto?
Narciso ebbe il suo nome a guardarsi.
E allora?
E allora, un che sei, continua a stancarti. Saprò riconoscerti.
Ma no, non ho finito, ho ancora da chiedere, interrogare, fendere.
Continua a cercarti, a raccogliere, a contare, a seminare, a distruggere, a vendemmiare, a contempl...
L'altro un si strinse in pianto, rimpicciolì, cadde, si dimenò, si spogliò, si rivestì, disperse i sassi, li recuperò, compose prati, li calpestò, nominò un dio, lo imprecò, allattò da una madre, la accusò di crudeltà, si accarezzò, si avvolse in pianto ancora. Ecco le lacrime che corrono il viso, ecco le gambe, i piedi, la goccia di sale. Ecco il mare, un attimo di tenerezza, l'onta, la lacrima, il dubbio più vasto, l'autunno o l'estate, e l'uno all'altro, poi, daccapo -
Perché si piange?