venerdì 6 settembre 2013

Framenti. C'è una grammatica involontaria

Il sale brucia
ma non sul mio viso.
Il sale bacia 
dove l'acre limone lecca il sale. 
È  ferita.
Lacerato
l'acerato 
l'acer
l'ace rato, 
lacerato. 
Torno a costituirmi-ri, torno dentro di me, I.N.-R.I., nell'elettronica consunta e opaca di questi spazi, orizzontali, nazional-popolari.
MA
tu schiacciami, acciami. uT
Griderensi, perchè gridai e insieme sognai, 
uh, forte 
al sospiro inseguii le mie albe 
oh mio mio mio
tutto ciò che abito è mio 
persino 
i miei occhi uno diverso dall'altro sono miei
MA
se il cuore divenisse metallo, senza un rantolo di vita, sentirebbe solo freddo. eppure, sentirebbe. 
È un'abbondanza che straborda dalla bocca, e gocciola, come la bocca della Merini su quel trono, era il piccolo schermo, della donna alda: aggettivizzo identificando.
MA
Prendi un corpo, per esempio. Le parti di un corpo. 
La pubblicità declama: RACCOGLI LA MIA PELLE
occhi--> ed essi si mescolarono al rosa variopinto di ciascun frammento. e dissero tutto.
naso --> ed essi videro non la regolarità e l'armonia del corpo naso nel corpo volto; essi videro solo narici. e odorarono tutto
MA
oh mia mia mia
oh mia stella fradicia posata in purgatorio, 
oh mia, 
oh mio deserto di auto-referenzialità, avrò lettere di referenza da scriverti ancora; potrò? 
Potrò mai più io dirti mio e sempre io ché se mio, raccomandarti ad altri me, e con quale ego, ancora io potrò mai?
io che vivo nel cuore del bue, io che bevo vino da botti secche, a ritmi irregolari, io che coltivo cuori in periferia, io che di mestiere null'altro conosco che il tempopassatore. 
oh mia mia mia 
oh mia oh mia dolce tremenda compagnia, (ti prego, leggi compagna, ma scrivi compagnia)
oh mia che t'amo, io che t'amo più me.
Quest'ode è a te, al vento e ai rachitici. 
Quest'ode è all'oste che vendeva ostia di contrabbando al parroco, 
quest'ode è al dio lercio, al comune mio dio, al territorio pulito che è un deserto, alla piazza alcolica, quanti bei sogni infranti, bicchieri dei bar rubati...
MA
Il parroco disse, e ne fu convinto, era un funerale, io mi ricordo, disse:
-Gesù Cristo non s'è vergognato di essere stato fra gli ebrei-
Allora io mi alzai e con gran  religione presi il calice e spezzai il pane e bevvi il vino e lo diedi ai suoi discepoli e dissi, prendete e mangiatene tutti questo è il calice del mio sangue, offerto in sacrificio per voi, no 
MA 
dico, per te e per la nuova alleanza
Bevvi il vino e spezzai il calice sulla testa del parroco. I suoi discepoli sbigottirono (i bigotti) e di ridicola premura s'assicurarono si trattasse di un errore.
Spezzai il pane, glielo spezzai fra i suoi denti
e ne mangiò
e Gesù non si vergognò d'essere fra gli ebrei.
Nuova alleanza si crea quando nuovo corpo prende forma. 
MA
Gesù non può vergognarsi di essere stato fra gli ebrei, manco a dirlo, perché in Gesù c'è trinità, padre figlio e spirito santo.
MA
posso dire anche parole da more, 
se vuoi.
c'è una grammatica involontaria
c'è una grammatica involontaria
c'è una grammatica involontaria

Nessun commento:

Posta un commento